Editorial
The ninth issue of Mondi opens with a section devoted to Jürgen Habermas, in the year of his death. This occasion allows us to return to some of the decisive questions raised by his legacy: the validity of norms, the visibility of social claims, the role of public communication, and the relationship between consensus, conflict and recognition. The Habermasian legacy is taken up as a fertile field of enquiry, to be examined in the light of contemporary transformations in democratic spaces, forms of participation, and the asymmetries that shape access to public speech.
The question that opens the issue concerns the conditions of common life: how is a shared space constructed in which reasons may be heard and discussed? What tensions emerge when consensus obscures conflict, when validity remains without visibility, when rational procedures encounter the complexity of social bonds?
The second part of the issue broadens this enquiry through a series of paths devoted to different yet deeply connected problems. At its centre are conflict and its attempted removal, myth as a form of mediation of power, sovereignty viewed from the standpoint of the body and vulnerability, human rights in relation to exposed or excluded lives, the sacred as a symbolic dimension of experience, the relationship between nature, imagination and alterity, and, finally, the animal figures that have accompanied the historical construction of communities.
A coherent picture emerges: every collective order is grounded in norms, institutions and procedures, and also in symbols, images, narratives, fears, archetypes and forms of belonging. Common life is traversed by tensions between inclusion and exclusion, reason and myth, body and institution, human and non-human, visible and invisible.
Il nono fascicolo di Mondi si apre con una sezione dedicata a Jürgen Habermas, nell’anno della sua scomparsa. L’occasione permette di tornare su alcuni nodi decisivi del suo lascito: la validità delle norme, la visibilità delle istanze sociali, il ruolo della comunicazione pubblica, il rapporto tra consenso, conflitto e riconoscimento. L’eredità habermasiana viene assunta come un fecondo terreno da interrogare alla luce delle trasformazioni contemporanee degli spazi democratici, delle forme della partecipazione e delle asimmetrie che attraversano l’accesso alla parola pubblica.
La domanda che apre il fascicolo riguarda le condizioni della vita comune: come si costruisce uno spazio condiviso nel quale le ragioni possano essere ascoltate e discusse? Quali tensioni emergono quando il consenso oscura il conflitto, quando la validità resta priva di visibilità, quando le procedure razionali incontrano la complessità dei legami sociali?
La seconda parte del numero amplia questa interrogazione attraverso una serie di percorsi dedicati a problemi diversi ma profondamente connessi. Al centro vi sono il conflitto e i suoi tentativi di rimozione, il mito come forma di mediazione del potere, la sovranità osservata a partire dal corpo e dalla vulnerabilità, i diritti umani di fronte alle vite esposte o escluse, il sacro come dimensione simbolica dell’esperienza, il rapporto tra natura, immaginazione e alterità, fino alle figure animali che hanno accompagnato la costruzione storica delle comunità.
Ne emerge un quadro unitario: ogni ordine collettivo si fonda su norme, istituzioni e procedure, e insieme su simboli, immagini, narrazioni, paure, archetipi e forme di appartenenza. La vita comune è attraversata da tensioni tra inclusione ed esclusione, ragione e mito, corpo e istituzione, umano e non umano, visibile e invisibile.
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